” Uno screening speciale fantastico per i bambini “

” Uno screening speciale fantastico per i bambini “

La dottoressa Rippo coordina lostudio: “Anche i più scettici si sono ricreduti”
Daniela Corsi: “Progetto importante, utile nei luoghi di maggiore affluenza”

La prima fase dello studio ha visto, la settimana scorsa, prelievi di sudore sotto l’ascella, effettuati con tubicini atossici. Posti in provette, i campionio sono conservati in laboratorio per l’addestramento dei cani. Quindi ieri e oggi, i cani sono nei drive-in per testare le persone che hanno effettuato prima il tampone. Seguiranno altre fasi, da realizzare in contesti diversi.
A coordinare lo studio è la professoressa Maria Rita Rippo, docente della Politecnica delle Marche e presidente del Corso di Laurea in Infermieristica del polo di Macerata, con il contributo di Domenico Antonio Procopio, direttore del laboratorio di patologia sperimentale.
“Abbiamo prelevato in precedenza dei campioni di sudore che sono serviti per formare i cani – spiega la Rippo -. Oggi è la prima volta che lavoriamo sul campo con gli animali e la ricerca sta andando molto bene. Abbiamo ricevuto diverse adesioni e anche alcuni scettici si sono ricreduti, quando abbiamo spiegato l’intento della ricerca.
E’ molto importante questo studio e le sue possibili applicazioni, specie per i più piccoli. Per loro infatti, poter interagire con un cane è di grande giovamento e vorremmo arrivare con l’inizio del prossimo anno scolastico ad avere un buon numero di cani educati, per riconoscere i casi e fare prevenzione. Il nostro studio scientifico ha proprio l’intento di raccogliere un migliaio di segnalazioni, affichè ci siano dati interessanti”.
Quando il cane fiuta la presenza del virus, si mette seduto, facendo così capire di avere scovato un positivo.
Ieri mattina, era presente al drive-in del poliambulatorio anche la direttrice generale dell’Area Vasta 3, Daniela Corsi.
“Sosteniamo ogni tipo di ricerca – ha detto la Corsi – : questa non sostituisce l’uso dei tamponi, ma può rappresentare un valido ausilio, quando il lavoro sarà sostenuto da dati capaci di avvalorare lo studio, che vede partecipi, tra gli altri, l’Università Politecnica delle Marche, l’Ospedale veterinario di UNICAM e le due Associazioni che hanno già esperienza in materia.
Quando ci è stata proposta la possibilità di collaborare fornendo il contatto con possibili donatori, non mi sono tirata indietro: è una nuova esperienza che potrebbe essere importante applicare in luoghi dove c’è bisogno di uno screening veloce su un numero elevato di persone. I risvolti potrebbero essere importanti. Il confronto con i test molecolari permetterà di elaborare risultati sull’efficacia di questo nuovo approccio allo screening COVID.

Michele Mastrangelo
Il Resto del Carlino Marche

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